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...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum
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ARGOMENTO: ...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum
#65
Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 6 Mesi, 2 Settimane Karma: 0
Salve,
eravamo rimasti a quella mia bizzarra proposta (forse anche un po’ provocatoria) di trovare almeno cinque “famiglie morali”, cinque simboli che incarnino aspetti diversi di ciò che chiamiamo bene e di ciò che chiamiamo male.
A differenza di quanto possa sembrare, le mie non sono affatto speculazioni astratte e sterili, e anche se possono apparire un po’ bizzarre e tendano comunque a complicare una questione già di per sé molto complessa come quella dell’etica, le esprimo per sollevare un problema che è appunto quello della semplificazione con cui molto spesso si tende a definire il bene e il male; o, per dirla con altre parole, queste mie “speculazioni” (affatto astratte, ma forse non ancora ben formate neanche nel mio modo di pensare) nascono con l’intento di “creare”, “inventare” nuove categorie riguardanti il problema etico e che, sbarazzandosi dell’antica e ormai arida dicotomia bene/male, indirizzino l’uomo verso scelte più consapevoli sia del proprio stare al mondo che del mondo stesso.
Del resto, come scrivevano Deleuze e Guattari in Che cos’è la filosofia?, fare filosofia significa proprio creare, inventare nuovi concetti e nuovi modi di “formare” la “materia del pensiero” che di per sé resterebbe altrimenti indeterminata e quindi indecifrabile.

Dicevo della praticità verso cui le mie riflessioni puntano: praticità che magari oggi, allo stato attuale delle cose, potrebbe non riguardare ogni persona della nostra società vista la complicazione, almeno iniziale, della visione del mondo che ne deriverebbe (del resto già “pensare” al bene e al male quando si va a comprare il pane o a fare shopping non è cosa né immediata e forse neanche tanto opportuna, nonostante io creda che tali categorie influiscano in maniera costante e pressante in ogni nostra azione, per quanto quotidiana o abituale essa sia); tuttavia, “creare” nuove categorie etiche, prendendo come spunto e rievocando tutto quel serbatoio di senso che riguarda ogni cultura passata, credo possa ripercuotersi nella vita pratica di ogni individuo, magari donandogli una maggiore consapevolezza della sua posizione nei confronti del suo mondo e del mondo in generale, e ridare un significato più pieno all’esistenza. Ma, poiché si tratta di cercare, rievocare, direi quasi “riesumare” porzioni di senso che ormai non abitano più il nostro modo di essere (magari anche per criticarle, superarle ed andare oltre), e poiché oggi difficilmente si può avere l’occasione di incontrare personalmente dei “grandi uomini” capaci allo stesso tempo ad essere dei “grandi maestri”, l’applicazione pratica dei nuovi principi, delle nuove categorie morali non può che passare attraverso lo studio, e si sa, non c’è studio se non c’è metodo teorico con cui studiare e da cui anche farsi ispirare. (ora sarebbe il momento di farvi sapere da chi io mi faccia ispirare, ma preferisco che seguiate il mio pensiero, forse un po’ frammentato e comunque non concluso, sapendo però che quello che dico non è frutto di un pensare frettoloso, ma è il risultato - ancora non concluso - di riflessioni accurate ed approfondite, per quanto io possa).

Per quanto riguarda il problema del riconoscimento dell’altro sollevato dal nostro amministratore nel suo ultimo post, vi rimando ad un bell’articolo sul “problema dell’altro in Merleau-Ponty (www.kainos.it/numero2/sezioni/disvelamenti/mponty.html), articolo che può benissimo essere letto alla luce di quanto si è detto fin’ora (partendo dall’assunto, interno all’articolo, che non esistono che problemi psico-logici!), anche se, ovviamente, le “categorie nuove” con cui pensare il problema etico sono ancora tutte da costruire.
Chiudo allora con un’affermazione di Sarte contenuta in questo articolo: “Il mondo è qualcosa da costruire!!!”.

Saluti a tutti

kinglizard
kinglizard
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graphgraph
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#66
Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 6 Mesi, 2 Settimane Karma: 0
Caro kinglizard,

non posso nascondere un certo disagio nel seguire ragionamenti come quelli di Merleau-Ponty sul "problema dell'altro", non perché non li trovi corretti o intelligenti, ma perché mi chiedo: in che misura e a quali condizioni questi ragionamenti possono cambiare la società? O meglio, a chi e a che giovano tali ragionamenti? La risposta più ovvia potrebbe essere: essi aiutano a capire un fenomeno umano e quindi la realtà sociale in cui viviamo, e maggiore è la comprensione della realtà maggiori sono le possibilità di cambiarla in meglio (se hai una risposta diversa ti prego di darmela). Ma una risposta del genere, seppur valida in termini generali, non credo funzioni nel caso particolare. Infatti io credo che i problemi della società (di ieri, di oggi e di domani) non dipendono tanto dalla generale ignoranza dei fenomeni umani così bene analizzati da Merleau-Ponty, quanto da cause molto più terra-terra e facili da determinare per chi si sottrae all'esigenza di essere politicamente corretto. Oltre a ciò penso che solo un piccolo numero di persone, e quindi ininfluente, può trovare certe letture interessanti, comprensibili e utili.

Anche se scritti come quello di Merleau-Ponty potessero contribuire a formare una classe di filosofi altamente preparati ed intelligenti, resterebbe il problema del ruolo dei filosofi nella società, soprattutto in quella di oggi e di domani, problema che mi sembra molto più interessante e carico di implicazioni di quello "dell'altro". Purtroppo pochissima gente si interessa di filosofia e questo è al tempo stesso conseguenza e causa dei gravi problemi che ancora affliggono l'umanità dopo millenni di storia delle civiltà.

Questo sito è stato creato per tentare di contribuire al miglioramento della società attraverso una maggiore diffusione dell'etica razionale e io sono fermamente convinto che la difficoltà di tale obiettivo non stia nel fatto che l'etica razionale abbia bisogno di ulteriori ricerche e di svilupparsi dal punto di vista intellettuale (credo che di letteratura valida ce ne sia a sufficienza, semmai occorre repertoriarla meglio) ma nel fatto che essa non sia sufficentemente diffusa ed applicata dalle masse.

Per questo, e spero di non deluterti, non sono molto motivato a leggere ed elaborare considerazioni come quelle espresse nel saggio di Merleau-Ponty, mentre sono molto interessato a idee per una maggiore diffusione dell'etica razionale (o etica secolare) nelle sue forme più semplici e comprensibili da ogni persona di media cultura (come si sforza di essere il Vademecum) e il perseguimento degli obiettivi esposti in http://www.eticarazionale.net/obiettivi.

La mia idea di fondo è che ogni essere umano è più o meno buono in senso morale e che quindi alcuni sono migliori o peggiori di altri, anche se è impossibile una misura oggettiva e razionale delle qualità morali. Tra i poli ottimo-pessimo c'è un continuum ideale in cui ognuno di noi occupa mediamente una certa posizione, e sottolineo "mediamente" essendo ben cosciente del fatto che il livello di moralità di ciascuno di noi non è costante ma varia in ogni momento. Ciò premesso, io penso che "buoni" e "cattivi" (uso volutamente questi termini in modo grossolano per semplicità ma lo faccio con le tutte le riserve del caso) sono mescolati tra loro e questo fatto rende difficile ai "buoni" la costruzione di una società migliore in quanto le loro azioni positive vengono ostacolate o boicottate dai concittadini "cattivi" che hanno interesse al mantenimento del "male". In tale ottica la mia idea è semplice (anche se difficile da realizzare): creare le condizioni per cui i "buoni" possano unirsi tra loro sulla base di una comune adesione esplicita all'etica razionale (per esempio mediante un social network come quello creato da questo sito) e fare massa critica, anche a livello politico, per intervenire positivamente nella società.

Concludendo, anche io sono d'accordo con la massima che "Il mondo è qualcosa da costruire", ma in un senso diverso, in quanto molto più pratico, da quello del saggio di Merleau-Ponty.

Grazie per i tuoi stimolanti contributi e a presto.

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