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...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Ciao a tutti.
Sono, come ho già detto nella mia presentazione, “capitato” in questo forum e penso di iniziare a comprendere un po’ più il senso dell’iniziativa, anche se l’obiettivo è tutt’altro che di semplice raggiungimento.
La difficoltà sta nella definizione/costruzione di un’Etica Razionale e che allo stesso tempo abbia vocazione di universalità.
Sulla difficoltà di definire cosa sia “bene” e cosa sia “male” da un punto di vista strettamente razionale (escludendo cioè qualsiasi Verità morale e rivelata Eterna e Trascendente) ho già accennato qualcosa nel mio primo commento al primo articolo del Vademecum; ora mi sento di approfondire un po’ la questione, rimanendo sempre nella generalità e semplificando molto il problema che, dato che tratta di trovare una formula (quasi si sia degli alchimisti  !) che fondi razionalmente il problema del bene e del male in un mondo fatto di individui che sono, o almeno si vuole credere che siano, variegate, poliedriche e polivalenti, libere nelle loro scelte e nella possibilità di costruire il loro proprio destino, risulta molto più intricato e complesso di quanto lo si possa immaginare ad un primo sguardo.
Il problema della fondazione di un’etica razionale sta già all’interno di ognuno di noi dato che, come mi ha fatto notare il nostro amministratore, la coscienza volontaria interviene soltanto limitatamente nelle nostre scelte le quali, il più delle volte, sono indirizzate da “stimoli” emotivi inconsci (e quanto sia difficile conciliare la sfera emotiva con quella razionale è una questione che penso tutti siano in grado di riconoscere; è come cercare di ingabbiare in una “griglia sottile” e concettuale il liquido emotivo che, per sua natura fisica, sfugge a qualsiasi categorizzazione formale).
Torno però al punto che vorrei trattare, ed evito la tangente che mi porterebbe fuori strada e porterebbe voi a considerarmi un po’ troppo confuso (cosa che del resto non è del tutto falsa  !).
Semplifichiamo e troviamo alla base di ogni riflessione etica i concetti di “bene” e di “male”.
È un po’ come se ci siano due grandi famiglie “ostili” tra di loro. Ma, come spesso avviene in tutte le famiglie, gli individui che le compongono diventano espressione di differenze, più o meno marcate: un individuo può formarsi per mezzo dell’influenza dei propri famigliari, ma, per contrasto, si forma anche per come i suoi famigliari gli “parlano” dell’altra famiglia. Può succedere perciò che un individuo appartenente alla famiglia A segua ciecamente gli insegnamenti impartitigli, formarsi perciò un forte senso di appartenenza e accettare incondizionatamente la propria posizione nei confronti dei suoi famigliari e anche degli altri che gli sono “ostili”; ma può succedere anche che, prendendo l’estremo opposto, il soggetto rielabori gli insegnamenti che provengono dalla sua famiglia in maniera critica e negativa, e, non avendo alternative, sentirsi attratto da tutto quel mondo che rappresenta l’altro da ciò che è, ovvero l’altra famiglia, la famiglia B (di cui non ha mai sperimentato direttamente i modi di vita e i valori, ma comunque di cui si è formato, rappresentato un’immagine attraente).
Questo prendendo soltanto gli estremi delle possibili manifestazioni, cioè prendendo l’ortodosso (primo caso) e il ribelle (secondo caso).
Mancano però almeno 2 cose a questa “struttura” molto semplicistica, forse già emerse tra le righe: il fatto che ogni individuo non è mai appagato dalla posizione che occupa e che, per vivere, ha bisogno di una condizione che lo porti a ricercare quel “qualcosa” che gli manca, e, soprattutto, questo “qualcosa” (che può essere un sogno, un obiettivo, una fede, un’idea) che, allo stesso tempo, lo faccia sentire incompleto ma che anche lo spinga alla ricerca (che in fin dei conti è ricerca di se stessi).
[a proposito del “qualcosa” vi consiglio di visitare il sito di un giovane artista italiano, Giangaetano Patané, e guardare le sue opere, in particolare, per questo caso, il quadro dal titolo “Hope”]
Dal mio quadro semplicistico (forse le famiglie sono di più di due e sono anche ammessi i matrimoni tra “differenti”; molte sarebbero inoltre le possibilità e molti gli orientamenti dei vari individui, sia all’interno della stessa famiglia che nei confronti delle altre, senza dimenticare il problema del “relativismo dei valori” per cui sia la famiglia A che la famiglia B credono di essere nel “bene” e che sia l’altro nel “male”) emerge però una situazione in cui la libertà risulta fortemente limitata, anzi illusoria dato che la vera libertà (parafrasando una frase di Adorno), non è nella scelta ma dalla scelta.
Il fatto è che si continua a pensare secondo le categorie di “bene” e di “male”, quando, forse, pur non accantonandole del tutto, andrebbero svuotate delle loro accezioni accessorie, dei loro giudizi di valore (bene = buono; male = cattivo) e cercare così di comprendere l’utilità che tali categorie hanno nei confronti del mondo umano e della società. Un po’ come nel gioco degli scacchi: il nero non è più o meno cattivo del bianco e viceversa; entrambi si fronteggiano sulla scacchiera dando vita ad uno dei giochi più interessanti che mai sia stato inventato. Certo, bisognerebbe conoscere la scacchiera, saper riconoscere i pezzi che sono in gioco e le loro potenzialità, avere una strategia, utilizzare tattiche e avere un obiettivo finale; solo così, cioè solo dopo aver compreso il mondo umano nei suoi vari aspetti, si può veramente fondare un’Etica che sia, per come la voleva Nietzsche, al di là del bene e del male.
Queste le mie osservazioni provvisorie.
Io intanto continuo a cercare.
Saluti a tutti
kinglizard

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Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Caro kinglizard,
questo sito non ha la pretesa di arrivare ad una definizione rigorosa dell'etica razionale, essendo questo un compito, come giustamente hai detto, estremamente difficile e forse impossibile in assoluto. D'altra parte non credo sia importante il rigore su questo tema perché le definizioni troppo complicate, che solo gli studiosi addetti ai lavori riescono eventualmente a comprendere, lasciano il tempo che trovano rispetto alla vita e alle scelte di tutti i giorni della gente comune. Quindi io mi accontenterei di raccogliere un'insieme di definizioni e di riferimenti a opere di vario tipo, sul valore morale delle quali un gran numero di persone "di buona volontà" possono trovarsi concordi e unite contro i tanti fenomeni di massa deleteri a cui assistiamo, primi fra tutti l'indifferenza morale, il moralismo bigotto e l'ortodossia bellicosa.
In altre parole, trovo molto più semplice e pratico manifestare le proprie opinioni rispetto a certe opere e certi esempi che riteniamo di alto o basso valore morale, piuttosto che sforzarsi di definire in astratto e in modo filosoficamente rigoroso cosa siano il bene e il male.
Il tuo esempio delle famiglie nemiche è utile per spiegare come i concetti di bene e male possano essere deformati e manipolati dalle caratterizzazioni in amici e nemici e dalle opposizioni tra partiti o popoli tra loro ostili. E spero che tutti vedano i danni che certe polarizzazioni e generalizzazioni possono procurare. E infatti quello che hai scritto mi induce a pensare che una vera e giusta etica razionale richieda in qualche modo il superamento di qualunque presa di posizione non solo rispetto ad una particolare famiglia a cui si appartiene per nascita o scelta, ma anche rispetto a schieramenti di tipo politico o patriottico.
Riguardo alla tua ultima osservazione, certo dobbiamo evitare di definire le categorie del bene e del male in modo assoluto e totalizzante, ma è bene che nella nostra psiche siano mantenuti due spazi antagonisti ben distini e importanti, uno chiamato bene e uno chiamato male, e che ognuno di noi si formi una propria idea di cosa sia l'uno e cosa sia l'altro, pur con tutte le dovute eccezioni e relativizzazioni, evitando il semplicismo e la grossolanità. Io penso infatti che anche nelle persone peggiori ci possa essere qualcosa di buono così come nelle persone migliori qualcosa di cattivo e che sia sciocco cercare il bene assoluto come pure denunciare il male assoluto. Ma ritengo comunque auspicabile e importante che le categorie astratte del bene e del male siano radicate nella psiche di ogni essere umano, e che ognuno di noi cerchi a suo modo di perseguire il primo e di combattere il secondo, secondo le proprie personali valutazioni.
Un cordiale saluto,
Admnin
PS: riguardo a Giangaetano Patanè, non ho trovato l'opera da te citata. Potresti inviarci un link dove essa è rappresentata?
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Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Rispondo subito…visto che ho un po’ di tempo a disposizione.
Tu dici che “è bene che nella nostra psiche siano mantenuti due spazi antagonisti ben distinti e importanti, uno chiamato bene e uno chiamato male”. Tuttavia penso che il modo in cui sono usati i termini “bene” e “male” sia ancora troppo impregnato da giudizi di valore, facendo quasi intuire che ognuno di noi sappia davvero distinguere cosa sia il Bene e cosa sia il Male.
Da qui due ipotesi:
la prima è che ognuno si forma il proprio giudizio sul bene e su male in maniera egoistica e pragmatica, ovvero in base a ciò che più gli è utile in vita; ma in questo caso il rischio che, di nuovo, si cada sotto l’influenza di una falsa coscienza che porta a riporre il senso delle ingiustizie subite in qualcosa di trascendente (la cosiddetta Giustizia Divina), etichettando dunque come “bene” ciò che ci fa stare bene e “male” come ciò che ci fa soffrire, è alto. Non si deve, penso, ricercare una giustizia, quasi una vendetta, in qualcosa che è al di fuori del nostro mondo solo perché egoisticamente si crede di essere nel bene mentre è l’altro da noi, quello che ci fa soffrire, che sta nel male, e per questo deve essere punito;
l’altra, un po’ più faticosa, è la ricerca introspettiva liberata da qualsiasi giudizio preconcetto e da qualsiasi tabù; una ricerca che porti a ricercare il perché quella cosa l’avevamo etichettata come bene o come male, a scoprire che non esistono che problemi psico-logici, anche a costo di mettere in crisi quel che noi siamo o crediamo di essere. Se Freud non avesse scavato all’interno della sua psiche e di quella dei suoi pazienti in modo a-morale, noi oggi non avremmo la psicologia.
Sono d’accordo che è “giusto” che, sia economicamente che esistenzialmente, esistano elementi antagonisti all’interno di noi stessi, e che questi elementi entrino più volte in relazione opponendosi tra loro; in loro mancanza sarebbe impossibile una qualsiasi maturazione che sia non soltanto naturale ma soprattutto culturale. Però ritengo errato utilizzare i termini di bene e male per definirli, perché questi termini sono ancora troppo impregnati di moralismo (spesso anche bigotto come dici tu).
Inoltre ragionare per dicotomie (bene/male, alto/basso, profondo/superficiale) sembra aiutare nella ricerca ma in realtà non fa che confondere la questione e spostare l’attenzione su un altro problema (che è quello della estrema semplificazione che il senso comune, ma anche il buon senso fanno delle grandi questioni);…e se esistono “indifferenza morale, moralismo bigotto e ortodossia bellicosa” è proprio perché si continua a pensare per dicotomie; insomma a schierarsi, quasi si parlasse di squadre di calcio.
La realtà psichica è molto più complessa, fatta di sfumature polivalenti e ambigue, e, sicuramente, non può di certo essere nettamente separata, divisa, in due macrocategorie generali e statiche.
Forse è utile, alla maturazione propria e a quella con il proprio mondo, saper distinguere cosa, in quel momento, è giusto seguire e cosa lasciare, cosa credere e cosa lasciare (forse per il momento) inascoltato; però tale distinzione dovrebbe essere un continuo divenire, in continua messa in discussione.
Le problematiche restano di nuovo aperte, ma sento che la strada che si sta intraprendendo può portare da qualche parte.
Grazie ai tuoi spunti che mi aiutano nella riflessione.
Un saluto.
kinglizard
P.S. ho controllato il sito di Giangaetano Patané e purtroppo non ho più ritrovato il dipinto che tanto bene esprimeva il senso della “speranza”. Comunque anche gli altri sono abbastanza suggestivi e stimolano, oltre la vista, anche il pensiero.
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Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Caro kinglizard,
se capisco le tue osservazioni, stai proponendo di limitare il più possibile l'uso dei termini "bene" e "male" (così come ogni altra dicotomia) in quanto in molte persone a tali concetti sono associati giudizi e attegiamenti spesso irrazionali e nefasti. Questo mi fa riflettere perché io, quando ragiono, faccio ampio uso di dicotomie come "buono" e "cattivo", "morale" e "immorale", ma solo come estremi ideali di un continuum reale, ben sapendo che la posizione di un'instanza nel continuum è impossibile da determinare se non in modo intuitivo e quindi incerto. In altre parole, non credo che per quanto riguarda me come soggetto morale sussistano i pericoli da te indicati, anche se ammetto che in altre persone essi possano sussistere e anche parecchio.
Ma a prescindere dal mio personale modo di usare le dicotomie, io non credo che limitarne l'uso sia utile, anzi, temo che questo possa addirittura aggravare il problema. Un po' come pretendere di combattere gli abusi e gli incidenti sessuali (malattie trasmissibili sessualmente e gravidanze indesiderate) attraverso la repressione sessuale. Penso invece che occorra educare la gente, a cominciare dai bambini, a usare le dicotomie e le polarizzazioni nel modo corretto, per esempio come faccio io e come ho spiegato sopra. In altre parole insegnare a pensare in modo relativo e misurato anziché assoluto e totalizzante.
Io credo infatti che l'abolizione delle dicotomie e delle polarizzazioni di tipo etico in particolare nel linguaggio dei mass media potrebbe come conseguenza rendere i discorsi etici troppo fumosi e complessi, e quindi provocare una certa repulsione verso tali temi nella maggior parte della gente.
Per fare un altro esempio, la parola "razza" applicata alla specie umana è diventata un tabù nella comunicazione di massa, nonostante il fatto che il razzismo sia vivo e vegeto, forse anche proprio perché la cultura ufficiale ha paura di affrontare in modo razionale il tema delle razze e lascia che ognuno, in modo spesso irrazionale, si faccia le proprie idee sulle differenze tra le razze (con i tristi risultati che vediamo). Io preferirei invece vedere programmi televisivi o libri scolastici che affrontano il problema delle razze con strumenti scientifici e statistici, senza dare giudizi di valore, ma fornendo dati oggettivi e inconfutabili. In tal modo ci sarebbe meno ipocrisia e più chiarezza, anche se ammetto che non sarebbe un'impresa facile.
Per concludere, credo le nostre concezioni etiche siano abbastanza simili, mentre divergiamo un po' per quanto riguarda l'aspetto metodologico dell'insegnamento e della divulgazione. Comunque mi fa molto piacere poterne discutere con te, perché questo mi permette di allargare ed eventualmente correggere le mie vedute.
A presto,
Admin
P.S. mi mandi qualche link a siti con opere di Giangaetano Patané?
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Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Un saluto al nostro amministratore
E un ciao a tutti quelli che leggono i nostri interventi.
Intanto ammetto che sento molto interessante il nostro scambio di opinioni (e lo dimostra il fatto che stiamo scrivendo con una certa continuità!)
Entro però subito nel vivo delle questioni che tu hai sollevato, senza troppi preamboli inutili.
Iniziando dall’inizio del tuo intervento precedente noto che forse non mi sono spiegato chiaramente:
io non è che vorrei limitare l’utilizzo dei concetti di bene e di male, anzi; io penso che esistano vari tipi di bene e vari tipi di male e che, proprio a causa dell’utilizzo di questa dicotomia troppo semplicistica, sorgano poi tante incomprensioni e si rischia di cadere nel relativismo più estremo, cosa che porterebbe alla vittoria un atteggiamento scettico nei confronti del mondo e del suo senso (sempre in vista di un progetto che renda migliore la vita, intesa non soltanto in maniera di comfort e comodità, ma intesa in un senso più esistenziale e consapevole).
È ovvio che la questione si complica, e non di poco; ma è solo così, ovvero solo dopo aver riconosciuto che ci sono molti “bene” e molti “male”, e che i confini tra le varie categorizzazioni sono labili e sfumati, che si può poi davvero educare ad essere cittadini, individui, persone migliori…e questo è molto diverso dal pensare in modo assoluto e totalizzante!
Resta però il problema di “individuare” i vari tipi di bene e i vari tipi di male, nonché saperli riconoscere nella situazione pratica per poi poterli di nuovo insegnare, tramandare, trasferendo nell’umanità un buon senso ed un senso comune che penso e credo siano ormai “esausti” e prosciugati dei loro significati più profondi.
Tutto questo non è per ora, naturalmente…(del resto ancora non conosciamo né il nome né il numero delle “famiglie” che esistono, e ancor meno il modo di individuarle tramite tratti e caratteristiche comuni). Ecco perché mi trovo pienamente d’accordo con te per quanto riguarda il problema di come i contenuti (i cosiddetti “fatti”) vengono veicolati dai Mass Media. Ù
Mi spiego.
“Complicare” le cose ora, ovvero “insegnare” alle persone che ci sono molte famiglie sia del bene che del male, porterebbe senz’altro confusione specialmente tra coloro che (e sono la maggioranza) vivono di informazioni “televisive” (con tutte le semplificazioni e le spettacolarizzazioni grossolane che tali informazioni comportano).
Concludo quindi con questa proposta d’indagine: trovare almeno cinque “famiglie” (di bene o di male), cioè cercare di scovare cosa davvero merita di entrare a far parte di una nuova morale eventualmente da tramandare e comunicare.
Il compito non è semplice, ma la storia, compresa quella delle religioni, può venirci in aiuto, magari anche con le sue mitologie e i suoi credo. Bisogna cioè scavare nel passato per far emergere sotto una luce nuova i simboli che racchiudono in sé il potere di indicare e suggerire le scelte da compiere in vita.
Inizio proponendo una delle “famiglie morali” (in questo caso “immorali”): l’Incomunicabilità dovuta al mancato riconoscimento dell’altro, per superficialità e per pregiudizio; il simbolo sarebbe senz’altro Babilonia!, per quanto ogni simbolo risulta ambivalente e polivalente, tanto che Babilonia potrebbe benissimo simboleggiare il nostro tipo di società democratica e post-capitalista così tanto decantata, e questo perché, anche se molti definiscono la nostra “Era” come l’Era dell’informazione e della comunicazione, in realtà, per mio giudizio, non c’è comunicabilità tra le varie categorie sociali (tra cui il problema della razza e del razzismo che tu hai sollevato); e manca comunicabilità perché manca il riconoscimento dell’altro, il quale viene spesso categorizzato con una o due etichette!!!
Attendo risposte, suggerimenti ed eventualmente aggiustamenti di mira.
Un saluto.
kinglizard
Ah, dimenticavo:
cerca Giangaetano Patanè con Google; trovi subito il suo sito personale con molte sue opere (anche se quella che io avevo suggerito è stranamente scomparsa…mah!)
ancora ciao
kinglizard
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Re:...ancora osservazioni (provvisorie) e spunti sul Vademecum 1 Anno, 11 Mesi
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Caro kinglizard,
la tua proposta di trovare cinque "famiglie morali" mi sembra buona a condizione che, una volta trovate queste famiglie, si possano anche trovare le soluzioni dei problemi ad esse relativi. Infatti io sono piottosto restìo alle analisi fini a se stesse o che non abbiano uno sbocco pratico, e tendo a giudicare tutto pragmaticamente. In altre parole, giudico buono solo ciò che funziona realmente! Ti invito quindi a proseguire nella strada da te tracciata, preferendo fare l'avvocato del pragmatismo nel discutere le cose che scriverai. E comincerei subito dalla frase con cui concludi il tuo intervento: "manca comunicabilità perché manca il riconoscimento dell’altro, il quale viene spesso categorizzato con una o due etichette". Concordo con tale affermazione, ma subito dopo mi chiedo e ti chiedo: come fare perché il riconoscimento dell'altro ci sia e sia corretto? E siccome non sono un esperto di filosofia, più che inventarmi la soluzione, mi accontenterei di trovare dei siti web dove qualcuno presenta delle soluzioni che possano fare al caso nostro, e pubblicherei i link a tali siti in questo sito, con i dovuti commenti, e se ne potrebbe anche discutere in uno dei nostri forum.
Che ne pensi?
Admin
PS: ho visto le opere di Patanè nel suo sito personale: molto originali e suggestive, senz'altro interessanti.
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